Nigeria, i martiri cristiani non si contano più

La Nigeria piange il sangue di altri martiri. Secondo Morning Star News, sette cristiani sono stati uccisi il giorno della vigilia di Natale nello stato di Borno, altri due nello stato di Adamawa. Tra questi, un bimbo di cinque anni. Entrambi gli attacchi sono stati compiuti probabilmente dal gruppo estremista islamico di Boko Haram.

Morte e distruzione nel Borno

Nello stato di Borno, nel nord-est della Nigeria, l’attacco dei jihadisti il 24 dicembre è durato circa tre ore. Colpiti i villaggi di Pemi e Debro, vicino a Chibok.

Sette cristiani sono stati uccisi a Pemi e l’edificio della chiesa di EYN è stato completamente bruciato -, ha riferito un residente della zona -. Case, automobili e negozi sono stati bruciati”.

I soldati sono arrivati attorno alle 21. A seguito dell’assalto, sette persone, tra cui un pastore, sono state rapite.

Il ringraziamento anche in mezzo alla persecuzione

Anche nello stato di Adamawa, un attacco contro i cristiani ha portato morte e terrore nelle celebrazioni di Natale. A quanto si apprende da fonti locali, i residenti della zona sono fuggiti rifugiandosi in mezzo alle colline, mentre l’attacco dei militanti è stato fronteggiato dalle forze armate nigeriane.

Il contro attacco ha avuto buon esito, tuttavia il governatore di Adamawa, Ahmadu Umaru Fintiri, in una dichiarazione, il giorno di Natale, ha annunciato che nell’attacco sono stati uccisi due civili, tra cui un bambino di 5 anni.

Nonostante la persecuzione, il ringraziamento non manca mai sulle bocche di questi cristiani. “Qualunque cosa Boko Haram abbia pianificato contro di noi è fallita – ha dichiarato uno dei testimoni -. Qualunque cosa sia, festeggeremo comunque il Natale. Gesù, siamo così grati oggi anche per la brutta esperienza che abbiamo avuto la scorsa notte. Non abbiamo nulla da offrire come ringraziamento, ma offriamo i nostri cuori in profonda supplica alla Tua maestà in questo giorno di Natale”.

Nigeria, i morti non si contano più

La situazioni dei cristiani della Nigeria non è affatto semplice purtroppo. Mira di continui attacchi da parte di Boko Haram, essi sono anche preda dei pastori nomadi Fulani, che ad esempio, solo all’inizio di questo mese, hanno ucciso complessivamente 33 cristiani in tre contee dello stato meridionale di Kaduna.

“Il 17 dicembre, la comunità di Gora Gan è stata attaccata da uomini armati sospettati di essere milizie Fulani in motocicletta” – ha dichiarato ufficialmente Sule Tinat Bodam, segretario generale dell’Atyap Community Development Association e leader della comunità cristiana a Zangon-Kataf. “L’attacco ha causato la morte di oltre sette persone e oltre diciassette case sono state bruciate. La famiglia Sheyin è stata spazzata via quasi completamente dagli aggressori”.

La famiglia, residente di fronte la scuola elementare dove sono di stanza i militari che proteggono il villaggio – già preda di altri attacchi -, è stata sterminata. Ayuba Sheyin, 69 anni, la moglie Jummai Sheyin, 55, e i figli di 14, 11 anni e 5 anni, sono stati uccisi. Accanto ad essi, anche Peter Akau, 70 anni, Joel Ishaya, 35, e Binta Musa Tauna, 85. Ricoverato con ferite d’arma da fuoco il sedicenne Henry Jonathan.

Inoltre, altri tre cadaveri sono stati successivamente rinvenuti, come riferisce un comunicato stampa dell’Unione Popolare del Sud Kaduna datato  21 dicembre.

Oltre 2.500 sfollati

Nella contea di Zangon-Kataf, i Fulani hanno mietuto altre vittime nei villaggi di Ungwan Gaiya, Ungwan Gimba, Ungwan Makama e Apimbu. Oltre agli uccisi, circa 2.500 tra donne e bambini si trovano sfollati, in cerca di rifugio dalle incursioni.

Alla conta delle vittime, si aggiungono infine sette morti nella contea di Chikun, quattro feriti nel villaggio di Gbaja e due uccisi a Ungwan Gwaiva. Nello stesso giorno, 22 dicembre, tre cristiani sono morti, sempre per mano fulana, nella contea di Kajuru.

“Rapimenti all’ordine del giorno”

Una vera e propria carneficina, insomma. “Il rapimento è diventato all’ordine del giorno poiché questi rapitori entrano nelle case delle persone e le rapiscono senza alcuna resistenza o sfida da parte degli agenti di sicurezza“, ha dichiarato Rev. Ali Buba Lamido, Arcivescovo della Provincia di Kaduna della Chiesa della Nigeria. “Molte persone sono state rapite e molti milioni di naira sono stati pagati come riscatto. I rapiti sono stati sottoposti a condizioni disumanizzanti ed esperienze traumatizzanti. Alcuni membri della famiglia dei rapiti sono stati uccisi mentre cercavano di sfuggire ai rapitori”.

Nigeria, una crudeltà senza pari

Fatou Bensouda, procuratore della Corte penale internazionale, ha chiesto agli inizi di dicembre che siano condotte ulteriori indagini sui crimini contro l’umanità in Nigeria.

Il 30 gennaio, inoltre, Christian Solidarity International ha emesso un avvertimento di genocidio per la Nigeria, invitando il membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad agire. Il CSI ha fatto riferimento ad “una crescente ondata di violenza diretta contro i cristiani nigeriani e altri classificati come ‘infedeli’ dai militanti islamisti nelle regioni della fascia settentrionale e centrale del paese”.

La persecuzione in Nigeria assume tratti di crudeltà senza pari. Il Paese si trova al dodicesimo posto nella World Watch List 2020 di Open Doors, la lista dei 50 Paesi dove essere un cristiano è un vero rischio. Il numero degli uccisi, tuttavia, è così alto che il Paese si piazza al secondo posto, dietro solamente al Pakistan. Ciò vuol dire che la crudeltà con cui cristiani vengono perseguiti raggiunge livelli quasi unici al mondo.

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