Orientati al successo, ma impauriti dal futuro: ecco la generazione Z

Hanno una mentalità orientata al successo, ma tendono ad aspettarsi il peggio. Questo il risultato apparentemente contraddittorio dell’indagine condotta dal Barna Group insieme all’Istituto Impact 360 sulla cosiddetta “Generazione Z”.

Generazione Z, l’impronta del 2020

Lo studio si basa su un campione di 1.503 giovani statunitensi dai 13 ai 25 anni, intervistati tra il 15 giugno e il 17 luglio 2020.

Alla domanda che ha chiesto loro se sentissero di aver avuto successo finora nella vita, il 77% ha risposto positivamente. Risposta favorevole da parte del 91% degli intervistati anche riguardo alla speranza di ottenere molto nei prossimi dieci anni.

Tre intervistati su quattro hanno dichiarato di avere una prospettiva positiva sulla vita, ma più della metà (56%) ha affermato di aspettarsi che accada il peggio. Un terzo ha infatti concordato con entrambe le affermazioni.

“Il 2020 lascerà sicuramente un’impronta su questa generazione – ha commentato Brooke Hempell, vicepresidente senior della ricerca presso Barna Group -. Anche se ha influenzato molti di noi, è più importante per questa generazione perché in realtà sta davvero plasmando il modo in cui pensano e come vedono il mondo e interagiscono con esso”.

“Hanno imparato ad affrontare le montagne russe della vita e hanno visto generazioni prima di loro attraversare molte esperienze dirompenti -, continua Hempell -. Questo ha insegnato alla Generazione Z ad aspettare prima di agire”.

“Questa potrebbe essere davvero una buona cosa soprattutto in un anno come il 2020. Stanno sviluppando un senso di agentività nel mondo, desiderosi di andare avanti e ottenere risultati. Hanno una guida, ma in molti casi la guida potrebbe essere buona o cattiva. Quindi stanno andando avanti o sono guidati? Questa è una distinzione importante da fare“.

Gestire la pressione

La ricerca ha infatti attestato anche che circa due persone su cinque della Generazione Z vivono una condizione “sotto pressione interna o esterna”, con un terzo (31%) classificato come “sotto pressione interna” e un quarto (25%) come sotto pressione esterna”.

Tra le pressioni interne, si tratta soprattutto della “pressione per avere successo” (56%) e del “bisogno di essere perfetti” (42%). La pressione esterna verte invece sul giudizio altrui: i ragazzi hanno detto di sentirsi “giudicati dalle generazioni più anziane” (42%) e “sotto pressione dalle aspettative dei genitori” (39%).

“Le pressioni non sono tutte negative. In alcuni casi, possono assolutamente portare all’ansia e alla paura, ma la pressione può anche essere una forma modellante”, ha commentato Hempell. “Proprio come un diamante, è un pezzo di carbone per cominciare, ma la pressione, quando applicata, crea qualcosa di bello alla fine.”

“La speranza per la generazione Z – ha continuato – è che possiamo aiutarli a gestire queste pressioni; possiamo vedere queste ambizioni in essi e contribuire a plasmarle e spingerle verso il bene. La speranza è che un anno come questo, che è stato pieno di pressione, in realtà li aiuterà a modellarli e raffinarli in persone che conoscono la loro identità in Dio e sono pronte a crescere in questo”.

Relativismo in ascesa

Il relativismo morale pare essere l’opinione maggioritaria della Generazione Z. Il 65% degli intervistati infatti ha dichiarato di credere che “molte religioni possono portare alla vita eterna”. Un aumento rispetto al 58% del 2018, nel corso della prima parte dello studio “Gen Z: Volume 1”.

Inoltre, il 31% degli adolescenti e dei giovani adulti “concorda fortemente” sul fatto che ciò che è “moralmente giusto e sbagliato cambia nel tempo, in base alla società“. Nel 2018 solo il 25% la pensava così. Un altro 43% concorda “in qualche modo”.

“Ciò avrà conseguenze devastanti per tutti coloro che cercheranno di vivere secondo il buon disegno di Dio e prosperare mentre Egli li ha progettati per funzionare in questo mondo come portatori di immagini”, commenta Jonathan Morrow, dell’Istituto Impact 360.

Solo il 10% dei giovani intervistati “è fortemente in disaccordo” sul fatto che ciò che è “moralmente giusto e sbagliato cambia nel tempo, in base alla società”. Morrow li descrive come un gruppo di “persone convinte della Gen Z che in realtà pensano che la verità oggettiva e la moralità esistano davvero e non cambiano a seconda dei desideri o dei sentimenti delle persone o della società nel tempo, ma c’è un punto di riferimento definitivo, c’è un’ancora definitiva alla realtà morale e spirituale”.

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